Giorno 12

 In Diario di viaggio, Portogallo 07.2021

Ieri sono bastati novanta minuti per creare un fastidioso disagio fisico che questa mattina si è tramutato per Chiara, Elisa ed il sottoscritto, il più toccato dal problema, in una giornata dall’umore di un Husky siberiano lasciato in spiaggia per un intero giorno. Impossibilitati a prendere sole ci siamo accucciati per qualche ora all’ombra dei nuovi ombrelloni, preziosi come mai, sulla spiaggia di Marinha, immersa in un ambiente roccioso suggestivo e raggiungibile con una scalinata assai lunga ed equiparabile, date le condizioni fisiche, ad una sorta di via Crucis …

È chiaro che in questi momenti rimpiangi casa tua, le temperature fresche delle nostre montagne ed il piumone dello chalet. Temo che domani, almeno per me, sarà un’altra giornata simile e solo tra un paio di giorni tutto ritornerà come prima. Ovviamente ho cambiato il dopo sole e quanto meno l’effetto colla di ieri si è dileguato lasciando spazio ad una sensazione di sollievo, che però dura solo pochi minuti.

Solitamente, di questi periodi, Albufera ospita numerosi turisti, per lo più giovani in cerca di festa, sballo e rock’n’roll ma le restrizioni Covid hanno tarpato loro le ali visto che alle 22:30 c’è il coprifuoco. Per noi non è un grande danno ma per il commerciò locale è un vero disastro. Sono felice poter dare, nel mio piccolo, un contributo al commercio di questa brava gente e se fossi miliardario vorrei aiutare molto di più, specie i negozietti o le pensioni a conduzione familiare. Lara, la gentile proprietaria della “guesthouse” di Olhao, ci raccontava che in questi ultimi mesi di pandemia numerose piccole attività artigianali, portate avanti con sacrificio e dedizione da intere generazioni, hanno chiuso i battenti e creato delle vere tragedie familiari, specie se osservate nel futuro … ancora una volta realizzo, e spero facciano altrettanto le mie figliole, quanto siamo fortunati e che proprio non ci manca nulla!

Saudade e fado: un po di cultura!

Storicamente i portoghesi sono un popolo di navigatori arrivando in Asia, Africa e, in particolare, in Brasile, con una colonia di oltre mezzo milione di emigranti agli inizi del 1800 mentre sul nascere del XX secolo raggiunsero anche paesi come Canada, Stati Uniti, Argentina, Francia e Germania. I capitani e gli esploratori trascorrevano molti mesi in mare ed esprimevano con il termine “saudade” la nostalgia per la vita che si erano lasciati alle spalle. Da sempre una delle popolazioni più povere d’Europa, i portoghesi spesso erano costretti a cercare una vita migliore oltre confine. Fino ai tempi più recenti, questo significava che gli uomini lasciavano le loro famiglie in cerca di lavoro e solo dopo diversi anni riuscivano a ricongiungersi con i propri cari e gli emigranti dovevano affrontare la lunga e dolorosa nostalgia della loro terra natia, dei familiari, del cibo di casa e della quotidianità del loro paese. Molti alla fine tornavano a casa, ma trovarono il loro mondo cambiato e riaffiorava così la “saudade”, questa volta sotto forma di malinconia per la vita dei tempi andati.
In altri termini la “saudade” è un sentimento di malinconia, accompagnato da un intenso desiderio di qualcosa di assente. Questa emozione ha avuto un ruolo di primo piano nella realizzazione di alcuni dei capolavori artistici del paese, nel cinema, nella letteratura e soprattutto nella musica, quest’ultima attraverso il “fado”, genere di canzone popolare dalle trame nostalgiche e tristi.

Un abbraccio e a domani.

Michele

 

GOD
La fresca brezza serale che tanto attenua gli arrossamenti cutanei …

DOD
Le temperature interne dell’auto dopo due ore di esposizione al sole …

 

Recent Posts

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Not readable? Change text. captcha txt

Start typing and press Enter to search